Dott.ssa Martina Rovedi
logopedista
Riflessioni tra NSOME e approccio TOM
Iniziamo dal presentare le diverse definizioni esistenti di NSOME (esercizi motori orali non verbali):
• “Qualsiasi tecnica che non richiede al bambino di produrre un suono dello speech ma che viene utilizzata per influenzare lo sviluppo della capacità di parlare” (Lof & Watson, 2008).
• “Una raccolta di metodi e procedure non verbali che hanno come obiettivi: influenzare la postura a riposo di labbra, lingua e mandibola; aumentare la forza; migliorare il tono muscolare; facilitare la gamma dei movimenti e sviluppare il controllo muscolare” (Ruscello, 2008).
• “Attività non verbali che comportano stimolazione sensoriale o movimenti delle labbra, della mandibola, della lingua, del palato, della laringe e dei muscoli respiratori che intendono influenzare le basi fisiologiche del meccanismo orofaringeo per migliorarne la funzione. Possono includere attività descritte come esercizio muscolare attivo, allungamento muscolare, esercizio passivo o stimolazione sensoriale” (McCauley,2009).
Da uno studio di Lof e Watson è emerso che i 9 esercizi NSOM più utilizzati dai logopedisti intervistanti sono: (1) soffiare, (2) l’innalzamento linguale, (3) l’alternanza di protrusione e retrazione labiale, (4) movimenti di lateralizzazione della lingua, (5) esercizi sulla retrazione labiale (es. sorriso), (6) movimenti della lingua verso il naso e poi verso il mento, (7) gonfiare le guance, (8) baci soffiati e (9) arricciamento della lingua. Altre prassie oro-facciali molto spesso utilizzate dai clinici sono: “mostrare la lingua”, “mordere il labbro inferiore”, “toccare la guancia con la lingua”, “sbadigliare”.
Numerosi studi sostengono l’inefficacia dei NSOME con le seguenti motivazioni:
1) L’allenamento dei movimenti dello speech eseguiti isolatamente e singolarmente non porta alla generalizzazione dell’intero gesto articolatorio.
2) Non è necessario aumentare la forza dei muscoli attraverso movimenti orali di tipo non verbale, perché è stato dimostrato che per parlare non è necessaria un’alta forza muscolare. Inoltre, errori nella produzione verbale e ridotta intelligibilità non sono causati da una ridotta forza muscolare degli articolatori.
3) L’organizzazione neurale di compiti linguistici e non linguistici è differente anche se le strutture coinvolte sono le stesse.
4) I NSOME allo scopo di riscaldare i muscoli o aumentare la consapevolezza dei bambini sui loro articolatori non sono utili o necessari perché parlare non ‘tassa’ il sistema muscolare. Le attività in tratti motori orali e verbali proposti dall’approccio TOM presentano notevoli differenze con gli esercizi motori orali non verbali (NSOME). Analizziamole.
La riabilitazione delle problematiche del linguaggio a livello fono-articolatorio, secondo l’approccio TOM, prevede in un primo step la riabilitazione dei singoli tratti motori orali e verbali alla base del suono target. Poi, una volta stabilizzati questi singolarmente, si integrano tra loro in maniera graduale in associazione alla produzione del fonema target. Questo, in aggiunta all’integrazione del suono target nel connected speech mediante l’imitazione simultanea, permette la stabilizzazione dei corretti parametri articolatori per ogni fonema, e quindi la costruzione della rappresentazione centrale di ogni suono target attraverso un apprendimento senza errori. Per definizione, il tratto motorio è l’unità di movimento relativa a ciascun articolatore coinvolto nella produzione del fonema: le labbra, la lingua, la mandibola, il velo e le corde vocali. Se si produce un suono con uno o più movimenti articolatori non ottimali, la produzione può anche apparire come acusticamente corretta, ma l’efficacia sarà limitata nel connected speech. È proprio questo concetto alla base della differenza tra esercizi motori orali non verbali e tratti motori orali e verbali. Nei NSOME si riabilitano prassie oro-facciali isolatamente e singolarmente e queste, non essendo i reali movimenti alla base dell’articolazione di un determinato suono, non portano alla generalizzazione dell’intero gesto articolatorio. Al contrario, l’approccio TOM consente di riabilitare i pattern motori isolati dei principali articolatori. Infatti non si considerano tratti motori e non si riabilitano movimenti come l’elevazione dell’apice linguale verso il naso, il “mostrare la lingua”, “mordere il labbro inferiore”, “toccare la guancia con la lingua”, “il movimento di lateralizzazione del bacio” etc. Questo proprio perché, in accordo con Lof e Watson, nessun suono dello speech richiede questo tipo di movimenti.
In aggiunta, la riabilitazione dei tratti motori orali e verbali non si pone come obiettivo il miglioramento della forza muscolare, visto quanto affermato dalla letteratura scientifica. Tra gli obiettivi del TOM ci sono il miglioramento dell’agilità, della coordinazione e dei compensi degli articolatori nello speech.Infatti, la letteratura afferma che è fondamentale che gli articolatori siano agili e l’agilità degli articolatori è connessa alla potenza e non alla forza intesa come capacità di opporre resistenza. La potenza è a sua volta in relazione alla velocità del movimento dell’articolatore. Ne consegue che allenare in modo generico la forza può rivelarsi alquanto inutile, soprattutto se non è presente un deficit di forza, mentre intervenire sulla velocità può implicare il miglioramento del controllo motorio. Inoltre, l’approccio TOM permette anche di migliorare la competenza funzionale verbale muscolare degli articolatori, di realizzare la loro indipendenza funzionale, la stabilizzazione mandibolare e apprendere nuove strategie motorie articolatorie utili alla produzione dei suoni nel connected speech.
Come precedentemente riportato, la letteratura ha dimostrato che l’organizzazione neurale di compiti linguistici e non linguistici è differente anche se le strutture coinvolte sono le stesse. Dunque, allenare movimenti non verbali e irrilevanti ai fini dello speech non porterà a miglioramenti nella produzione linguistica. Inoltre, in differenti studi emerge che le fibre muscolari vengono reclutate in modo selettivo per svolgere compiti specifici, quindi, le attività statiche non verbali non tengono conto dell’attività precisa e coordinata necessaria durante lo speech.
Analizzando questi punti, possiamo affermare che la differenza tra i NSOME e i tratti motori orali e verbali è che l’approccio TOM lavora sull’organizzazione neurale di compiti linguistici. Infatti, la riabilitazione di alcuni tratti motori può anche includere, inizialmente, esercizi statici non verbali e lavorare sull’organizzazione di compiti non linguistici ma, ben presto o fin da subito, si integrano tutti i tratti alla base del suono per arrivare all’articolazione del fonema stesso.
Logopedista Dott.ssa Martina Rovedi