Dott.ssa Elisa Remedi
logopedista
Ciao, mi chiamo Elisa Remedi, sono una logopedista ed ho avuto il piacere e la fortuna di conoscere Giulia Tombari e l’Approccio TOM-Tratti Motori Orali e Verbali, durante una delle mie esperienze di tirocinio. Attratta e colpita dai progressi e miglioramenti graduali e costanti dei pazienti da me osservati, ho deciso di effettuare una tesi sperimentale che andasse a verificare l’efficacia dell’Approccio TOM e in particolare del dispositivo Daddy, proponendoli come nuovi strumenti per la valutazione e il trattamento dei disturbi dello speech a livello fono-articolatorio, sia primari che associati a disturbi più complessi. Il mio progetto di tesi mi ha permesso di indagare e successivamente confermare l’utilità e l’efficacia dell’utilizzo del Daddy nel raggiungimento di molteplici obbiettivi riabilitativi, sia orali/mio-funzionali che verbali, su una casistica numerosa (124) ma soprattutto eterogenea di pazienti, sia per età che per gravità: le difficoltà a livello fono-articolatorio prese in considerazione erano infatti di varia entità, da lievi disturbi fonetico-fonologici a pazienti non verbali, associate a molteplici quadri diagnostici come: Disturbo dello Spettro Autistico, Disprassia Verbale Evolutiva, Disturbi di Linguaggio, Ritardi di linguaggio, Sindromi genetiche varie ecc. Il presupposto fondamentale è che approcci linguistici e di tipo motorio, vengono considerati spesso l’opposto, ma in realtà sono perfettamente integrabili se preceduti da una corretta comprensione dell’atto articolatorio e del ruolo degli aspetti percettivi nell’apprendimento e nel controllo articolatorio. L’approccio TOM nasce infatti proprio dallo studio delle caratteristiche dell’atto articolatorio, del controllo motorio articolatorio, della fonologia articolatoria e delle teorie alla base di un trattamento motorio. Esso è inoltre coerente con i principi dell’apprendimento motorio e con le linee guida per la Disprassia Verbale Evolutiva. Il numero di movimenti e strutture coinvolti nello speech è elevatissimo, di conseguenza riabilitare ogni singolo movimento possibile per ogni singolo articolatore non avrebbe significato, né da un punto di vista riabilitativo né funzionale, perché sarebbe come allenare tutti i gradi di libertà, senza seguire la raccomandazione ormai chiara della letteratura scientifica di definire obiettivi che siano funzione specifici. È per questo che la valutazione e la riabilitazione in Tratti Motori permette di selezionare i movimenti funzionali allo speech e di riabilitare direttamente quelli, estromettendo i gradi di libertà in eccesso. Si scompone la prassia, cioè il movimento complesso, in programma motorio ed infine in tratti motori. Per poter valutare e riabilitare tali movimenti si deve considerare che: i movimenti hanno un punto di inizio e un punto di fine, che spesso non è ben controllato; l’indipendenza funzionale degli articolatori è necessaria affinché vi sia una dissociazione fra i distretti coinvolti nello speech; la stabilizzazione degli effettori avviene progressivamente nell’evoluzione fisiologica del bambino; la limitazione dei gradi di libertà è fondamentale per l’apprendimento motorio funzionale. Tutti questi sono concetti fondamentali per lo sviluppo di un adeguato e flessibile controllo motorio articolatorio dello speech, spesso infatti bambini con disturbi che interessano l’articolazione dei suoni del linguaggio, presentano ridotta stabilità e controllo mandibolare, che è un prerequisito necessario e fondamentale per eseguire posizioni articolatorie efficienti e per compiere in maniera funzionale i movimenti degli organi articolatori. Sappiamo anche che l’instabilità mandibolare può portare a difficoltà nei movimenti differenziati delle labbra e della lingua necessari per il linguaggio, impedendo la dissociazione tra i vari distretti. Attraverso il Daddy sono perseguibili diversi obiettivi di trattamento come un lavoro sulla stabilizzazione mandibolare e sull’indipendenza funzionale degli organi articolatori limitandone i gradi di libertà, nonché obiettivi a livello orale, come la regolazione della sensorialità, il potenziamento della discriminazione e della propriocezione e a livello verbale, sia come prerequisito che come elicitazione articolatoria di uno schema di movimento legato ad un fono. Alcuni dei fonemi che vengono maggiormente elicitati e/o riabilitati nella pratica clinica riabilitativa attraverso il Daddy, sono le vocali ed i fonemi /k/, /g/, /l/, /n/, e /r/, permette inoltre un lavoro anche sull’interdentalità in cui sono a volte coinvolti fonemi come /s/, /z/, /t/, /d/ ecc.
L’aspetto saliente di tutte le teorie del controllo motorio, in particolare articolatorio, inoltre, è l’integrazione tra l’aspetto motorio e quello senso-percettivo ed il Daddy permette di fornire input propriocettivi rilevanti al paziente durante la riabilitazione dei pattern motori alla base di ogni suono target e di facilitarne la produzione attraverso le corrette strategie motorie. Il Daddy consente proprio di aumentare il feed-back conseguente al movimento, correggendo il comando motorio e generando nuovi comandi motori, aumentando così anche l’efficienza articolatoria. Il dispositivo Daddy può essere inoltre utilizzato per aumentare il controllo della salivazione nei pazienti con scialorrea di varia entità. Attualmente nel mio lavoro utilizzo il Daddy soprattutto per lavorare sulla sensorialità orale, nonché sulla propriocezione e discriminazione, ma anche per l’elicitazione e riabilitazione di diversi fonemi, come le vocali e i fonemi /l/, /n/, /k/, /g/ e per lavorare sull’interdentalità, lavorando prima in tratti motori orali e poi verbali. Utilizzo il Daddy associato ai segni articolatori, all’Imitazione Simultanea e ad altri strumenti per la stimolazione ed il mappaggio orale come la bacchetta e la spugnetta. Nella mia esperienza di tesi e attualmente anche lavorativa, ho potuto constatare con mano che effettivamente i pazienti accettano e utilizzano senza difficoltà lo strumento quotidianamente e se presente un’adeguata frequenza al trattamento, raggiungono gli obbiettivi riabilitativi in tempi spesso relativamente brevi e con grande soddisfazione anche da parte degli altri operatori coinvolti e delle famiglie. L’indagine ha dimostrato come lo strumento Daddy possa essere effettivamente utilizzato in un’ampia e variegata casistica di pazienti, compresi quei disturbi più resistenti al trattamento. Inoltre, la pratica clinica ha evidenziato come questo strumento abbia aumentato anche il grado di collaborazione e tolleranza dei pazienti, non solo in terapia ma anche in altri contesti quotidiani, come ad esempio le visite mediche ed ortodontiche o durante lo svolgimento di routine quotidiane come il lavaggio dei denti. Credo fermamente che il Daddy, nella sua semplicità e grazie alla sua efficacia ed utilità, possa diventare uno dei dispositivi medici nel bagaglio e al servizio dei logopedisti!
Dott.ssa Elisa Remedi
Logopedista