Dott.ssa Federica Orlandoni
logopedista
Dispositivo medico Daddy: dall’uso non verbale alla riabilitazione di parole in bambini con disturbo dello spettro autistico
Ciao, mi presento, sono Federica Orlandoni. Sono una logopedista specializzata nell’età evolutiva e lavoro principalmente con bambini che presentano disturbi di linguaggio semplici ed associati a quadri e problematiche più complesse, come per esempio il disturbo dello spettro dell’autismo. Lavoro presso un centro privato nella provincia di Ancona e mi sono appassionata in particolar modo ai disturbi motori dello speech, come la disprassia verbale evolutiva. Dopo la laurea ho effettuato diversi corsi di formazione su questa problematica ed ho conosciuto poi la Dott.ssa Giulia Tombari ed il suo approccio. Ho assistito alle valutazioni da lei effettuate sui miei pazienti e sono rimasta affascinata dal suo entusiasmo e dalla praticità del suo metodo. Ciò mi ha portato ad effettuare il corso da lei tenuto sui Tratti Motori Orali-TOM.
Nella pratica clinica ho potuto sperimentare l’efficacia di questo approccio e, ad oggi, devo dire che lo utilizzo con molti dei miei pazienti anche con problematiche differenti. Lo strumento che ha fatto la differenza nelle mie terapie è stato il Daddy, un dispositivo medico, che utilizzo per diversi obiettivi, sia a livello orale/non verbale che verbale. Nel primo caso questo strumento per me è molto utile soprattutto per stabilizzare la mandibola e dissociare i movimenti dei diversi articolatori (lingua, labbra e mandibola); molti bambini infatti dietro all’inintelligibilità delle loro produzioni hanno in realtà una difficoltà alla base nel mantenere e raggiungere una corretta posizione degli articolatori ed un corretto rapporto tra di essi.
Il Daddy permette anche di lavorare a livello sensoriale e propriocettivo e di introdurre più facilmente strumenti nella cavità orale del paziente senza il pericolo che possano essere morsi. A livello verbale questo dispositivo aiuta il bambino a raggiungere la corretta posizione articolatoria dei fonemi utilizzando le tre altezze di cui dispone; in base alla capacità del bambino, si può scomporre il fonema target nei suoi movimenti base ed acquisirli gradualmente fino ad arrivare alla produzione del suono, della sillaba e della parola. Dall’esperienza clinica fino ad ora avuta, il Daddy, in combinazione ad altre tecniche utilizzate, è stato uno strumento prezioso per me e per i miei pazienti, in particolar modo per i bambini non verbali, poiché ci ha permesso di arrivare alla comparsa delle prime produzioni fino a formare le frasi.
Per i bambini non verbali e con gravi problematiche a livello attentivo e comportamentale il Daddy è anche uno strumento di controllo esecutivo ed autogestione: il bambino infatti impara a produrre i suoni dello speech, controllando ed integrando i diversi prompt a lui forniti, e, pian piano (diminuendo gradualmente gli aiuti) arriva all’autoripetizione fino alla produzione spontanea.
L’imitazione simultanea è un’altra tecnica che mi ha aiutata moltissimo nella regolazione di bambini con problematiche più complesse. Questa tecnica permette di agganciare il contatto oculare del bambino durante il feedback uditivo (parola), associato ad un feedback visivo (immagine); la richiesta che si fa al paziente è calibrata in base al livello in cui si trova e lavorando sulla zona prossimale di sviluppo si arriva ad implementare gradualmente le sue capacità, evitando la frustrazione. Nell’imitazione simultanea il bambino deve mantenere il contatto oculare durante la produzione della parola e, se è già in grado, produrla simultaneamente; in questo modo, differentemente dalla ripetizione, il paziente può integrare la pianificazione, la programmazione motoria del movimento e la produzione verbale, avendo dei feedback in simultanea. Questo permette di lavorare anche sul controllo, sull’inibizione e quindi a livello esecutivo, molto importante soprattutto per i bambini con deficit di programmazione motoria del linguaggio, in cui le funzioni esecutive sono solitamente compromesse. Durante l’imitazione simultanea si possono fornire al bambino diversi prompt di aiuto, tra questi ci sono i gesti articolatori.
Questi gesti, attraverso un feedback propriocettivo, associato a quello uditivo, aiutano il bambino a trovare più facilmente la giusta posizione e la giusta traiettoria degli articolatori per produrre un suono; molto spesso facilitano il bambino a tal punto da essere per lui un sostegno anche poi nelle abilità di letto-scrittura, quando il suono linguistico diventa grafema nella scrittura e fonema nella lettura. Il bambino riesce ad associare più facilmente il gesto articolatorio al grafema/fonema; personalmente utilizzo questa modalità soprattutto nei bambini con lo spettro dell’autismo che hanno difficoltà ad accendere alla letto-scrittura.
Questo metodo combinato di diverse tecniche mi ha permesso di lavorare in modo più semplice e sistematico, raggiungendo gli obiettivi in modo graduale ma anche più rapidamente e facilmente per il bambino.