Dott.ssa Zaira Buttaccio Tardio

logopedista

Sono Zaira Buttaccio Tardio, neo-logopedista che ha svolto la sua tesi di laurea sull’ Approccio TOM e l’Imitazione Simultanea, con particolare riferimento al trattamento dei disturbi dello spettro autistico e disprassia. Descriveremo i concetti alla base dell’Imitazione Simultanea attraverso alcune parole chiave: apprendimento, sostegno, sincronizzazione e autonomia.

1. Apprendimento:
L’obiettivo dell’Imitazione simultanea è agire sulla componente fonetico-articolatoria dello speech al fine di riabilitarlo, lavorando contemporaneamente su aspetti: sensoriali, motori ed esecutivi. I principi dell’apprendimento motorio verbale sono infatti strettamente connessi a tanti altri elementi, fondamentali per il raggiungimento dei nostri scopi, quali: capacità di percezione uditiva e inibizione, contatto oculare, neuroni specchio, sistema esecutivo centrale (altrimenti detto SAS), e meccanismi di feed-back e feed-forward. È perciò pressoché impossibile separare abilità strettamente linguistiche e/o articolatorie, da quelle di natura più esecutiva.

2. Sostegno:
La produzione verbale del bambino viene sempre incoraggiata e sostenuta dal terapista secondo diverse modalità! Il primo elemento facilitatore è un setting adeguato che permetterà al bambino di focalizzarsi sul modello articolatorio adulto e sulla percezione degli stessi suoni (Calvert, 2001; McCarthy, Puce, Belger, & Allison, 1999; Boddaert et al., 2004, in Smith, & Bennetto, 2007; de Gelder et al. 1991 ; Massaro 1998 ; Massaro e Bosseler 2003, in Mongillo et al., 2008; Smith, & Bennetto, 2007; Pinton & Lena, 2015). Anche una produzione rallentata (ma sempre fluente!) dell’eloquio può essere di grande aiuto per il piccolo paziente. Bambini con disprassia e/o disturbi dello spettro autistico sono, infatti, molto spesso disattenti all’input verbale e si rende così necessario invitarli a soffermarsi più a lungo sull’informazione verbale udita (Calvert, 2001; McCarthy, Puce, Belger, & Allison, 1999; Boddaert et al., 2004, in Smith, & Bennetto, 2007; de Gelder et al. 1991 ; Massaro 1998 ; Massaro e Bosseler 2003, in Mongillo et al., 2008; Smith, & Bennetto, 2007; Mongillo et al., 2008, in Pinton, & Lena, 2015; Kim, et al., 2014, in Volkmar, 2019). Un ascolto e una percezione adeguata sono infatti indispensabili per lo sviluppo linguistico, e possono essere facilitati proprio da una più lenta verbalizzazione (Child Apraxia Treatment; Strand, & Skinder, 1999, in Kung, & Ugas, 2021; Kung, & Ugas, 2021), e affinchè questi obiettivi possano essere raggiunti è necessaria e richiesta, inoltre, una sufficiente dose di inibizione verbale e comportamentale da parte del paziente. Infine, l’imitazione simultanea si può servire anche di alcuni veri e propri aiuti, al fine di sostenere i pazienti nel corso dell’apprendimento e delle verbalizzazioni. Questi aiuti, denominati genericamente con la parola inglese prompt, possono essere di vario tipo: fisici, gestuali, visivi o verbali e vengono definiti come specifici stimoli forniti precedentemente o durante dati comportamenti. Ogni singolo prompt, o combinazione di questi, è scelto tenendo in considerazione le caratteristiche cliniche di ogni bambino, così da ottenere un apprendimento senza errori (errorless learning) e più efficace possibile! (Cooper, Heron, & Heward, 1987, in Miltenberger, 2008; Miltenberger, 2008; Rainy River District School Board).

3. Sincronizzazione:
L’elemento fondamentale, forse il più caratterizzante dell’imitazione simultanea, è però la sincronizzazione delle due produzioni verbali: quella del terapista e del piccolo paziente. Obiettivo raggiungibile grazie al mantenimento del contatto oculare, sul quale ci si sarà precedentemente focalizzati conoscendo le possibili difficoltà a riguardo nella popolazione presa in considerazione (Pinton & Lena, 2015). L’adulto sarà dunque lo specchio del bambino, il suo meccanismo di feed-back. Ma perché è così importante riabilitare e fornire un feed-back ? Perché una delle caratteristiche cliniche dei quadri di CAS è proprio il deficit di tale meccanismo, che va ad ostacolare non solo l’acquisizione di nuovi schemi motori, ma anche fluenza articolatoria e l’abilità di previsione del movimento. Inoltre, esercitare il feed-back e la sua componente anticipatoria: il feed-forward, si dimostra di vitale importanza anche per tutti quei quadri ASD che vedono un’alterazione dei neuroni specchio, base imprescindibile anche per la pianificazione motoria! (Maassen, 2002; Sabbadini, 2005-2013; Chilosi, 2020; Cham & Han, 2020; Amaral, 2008; Reynolds, 2015)

4. Autonomia:
L’ultima parola chiave che ci può aiutare a descrivere l’Imitazione Simultanea è: autonomia! Dopo aver accompagnato e sostenuto, infatti, il bambino nella sua produzione con le tipologie di prompt e le strategie più adeguate, è il momento di renderlo sempre più indipendente dagli aiuti stessi e autonomo. Come? Attraverso il fading! Quest’ultima strategia consiste nello sfumare e ridurre gradualmente i prompt precedentemente utilizzati, o nel sostituirli in varianti meno intrusive e più ecologiche. È però fondamentale, ricordarsi di ricercare il giusto equilibrio all’interno delle strategie di fading, al fine di garantire al bambino una performance di successo; sostenendo così anche la filosofia dell’errorless learning (Coach Familiare; Education Academy; Miltenberger, 2008; Rainy River District School Board).

I NOSTRI STUDI:
Il progetto di tesi di cui sopra, svolto in collaborazione e supervisionato dalle Dott.sse Logopediste Glucini Chiara e Tombari Giulia, ha visto come protagonista un campione di sei pazienti con un’età media di 6 anni e 8 mesi. All’interno del campione sono certificate cinque diagnosi di ASD, tre delle quali associate a CAS, e una diagnosi di solo disprassia oroverbale. Ad ogni bambino è stata proposta una diversa attività di gioco con relativa frase target da riprodurre secondo i principi dell’imitazione simultanea; mentre per due casi è stato eseguito anche uno specifico training di apprendimento di vocaboli in denominazione, utilizzando sempre i vari step previsti dall’approccio. Attraverso diverse prese dati sono state raccolte e analizzate diverse tipologie di informazioni come: tipi di prompt e relativa frequenza d’uso, combinazioni d’uso e tempistiche di fading degli stessi, ma anche mantenimento del contatto oculare, ed inibizione comportamentale e verbale. Per quanto alcune osservazioni possano essere definibili come qualitative è possibile stabilire come i tipi di aiuti più frequenti per obiettivi foneticoarticolatori siano i segni articolatori e i prompt uditivi, mentre sono i segni semantici quelli più utilizzati per l’area morfosintattica. Segni articolatori, prompt uditivi e visivi costituiscono inoltre la combinazione di prompt prediletta dagli operatori, gli stessi sono anche ridotti, rispettivamente, con il maggior e minore numero di sedute riabilitative. Resta però indubbio come la scelta dei prompt debba rispecchiare le necessità di ogni paziente, e come sia importante per i terapisti conoscerli e padroneggiarli nella loro totalità, così da usufruirne al meglio e con le adeguate tempistiche. In conclusione è possibile affermare come tutti i pazienti abbiano raggiunto buoni risultati, acquisendo in tempi brevi e sempre più autonomamente, le parole e frasi target a loro presentate durante il percorso riabilitativo. Senza trascurare infine le componenti di stampo esecutivo, come contatto oculare e inibizione, è osservabile come anche queste seguano un trend positivo di miglioramento e spesso in associazione alle abilità articolatorie.

Dott.ssa Zaira Buttaccio Tardio
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